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RIQUALIFICAZIONE MIRALAGO A RIVA DEL GARDA

RIQUALIFICAZIONE MIRALAGO A RIVA DEL GARDA: PROGRAMMA FUNZIONALE: UN NUOVO CONCETTO DI CENTRO BENESSERE (AMBIENTALE)

 

Il paesaggio di Riva del Garda è pregnante di significati. Il clima, la fascia di verde, le risorse idriche e il sistema architettonico dotato di alcune emergenze territoriali contribuiscono a rendere il luogo in oggetto unico e affascinante. Si vuole creare un nuovo centro benessere. Ma quale luogo dedicato allo star bene immaginiamo per l’area Miralago, forse un parco divertimenti? Forse pensiamo ad un’area formata da attrattive futili, passeggere e ridondanti quali sono una piscina, un’area sportiva con i loro spazi subordinati? E’ questa la reale esigenza per Riva del Garda ? E’ plausibile sottrarre ancora spazio alla macchia mediterranea per creare un ulteriore centro con saune, bagni turchi, piscine e quant’altro?

Il progetto di riqualificazioneMiralago a Riva del Garda proposto immagina un centro benessere per la collettività. Ci si vuole veramente riappropriare di un luogo sottratto da troppo tempo agli abitanti di Riva del Garda. La proposta potenzia un sistema paesaggistico in cui le persone possano trascorrere del tempo in pura pace ed armonia. Sono state fatte alcune proposte che possano rendere “sostenibile” il luogo da ogni punto di vista.

Si tratta di una strategia realizzabile per successive fasi complementari , mettendo in campo risorse distribuite e distribuibili nel tempo, attuabili solo sapendo che ogni volta la fase precedente sia stata economicamente positivizzata.

L’analisi territoriale ha individuato una tipologia architettonica che caratterizza fortemente il territorio: l’ex colonia, così come il Lido Palace, è una di quelle emergenze storicamente tipiche del luogo. Da questa considerazione parte la volontà di recuperare l’edificio più imponente dal punto di vista volumetrico proponendo di insediarvi un centro studi naturalistico-ambientale ( valorizzante della speciale climatologia “mediterranea” della area alto gardesana) con annessa una parte adibita a studentato rispondente alle richieste di nuove infrastrutture legate al territorio; tutto ciò in concorso con l’ Università di Trento, Villino Campi (Centro di valorizzazione scientifica del Garda), Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente, la Fondazione Mach di S. Michele all’ Adige. Al piano terra sono stati riutilizzati gli spazi esistenti, pulendo la pianta da superfetazioni aggregatesi nel tempo. Il livello 0 verrebbe destinato in piccola parte a funzioni di portineria/reception e in maggior parte per attività di vendita e merchandising di prodotti tipici in concorso con i produttori enogastronomici locali, con particolare riguardo alla  olivicoltura ed ai frantoi  Infatti il programma funzionale proposto ha due differenti, ma compatibili ambiti. Tutta l’area è occupata per circa 7/8 mesi per studi o percorsi didattico-turistici per tutti i 12 mesi (con picchi di frequenza nei periodi primaverili-estivi) da turisti ed abitanti desiderosi di immergersi in una natura ristudiata, proponendola nella misura storica degli albori turistici di fine ‘800.

In questo nuovo paesaggio l’ex colonia, in tipica architettura mitteleuropea, domina l’area e si pone come protagonista principale. Il progetto immagina uno scenario in cui vengono recuperati staticamente, energeticamente e funzionalmente: l’ex colonia, che viene connessa tramite una leggera copertura metallica e in piccola parte di vetro alla vecchia chiesetta; la chiesetta stessa, che diviene spazio di riunioni, convegni di piccola-media taglia e aula magna . In questo edificio di origine religiosa, come si vede nella sezione DD della tavola è stata inserita una balconata al primo piano, e questo oggetto sospeso aumenta lo spazio destinato alle sedute e crea un diaframma tra l’esterno e l’interno. Si accede all’ex chiesetta da sud attraverso un vestibolo a tutta altezza., ed in alternativa anche dall’atrio di ingresso comune ai due volumi . Si tratta di un gesto rispettoso della preesistenza che si inserisce in essa cercando di toccarla il meno possibile. Infatti il nuovo volume interno si stacca sia dalle pareti laterali che dalla copertura. Lo stesso principio è stato adottato anche sull’inserto della tettoia che si innesta tra chiesetta ed ex-colonia. Tale copertura, leggerissima con i soli 5 cm di altezza quando diventa portico e con i 35 cm internamente quando è copertura dell’atrio, è una lastra orizzontale che accoglie il visitatore e lo accompagna dal parcheggio verso il fulcro della composizione, passando a fianco delle serre.

Le serre indicate nella planimetria sono quattro e possono essere realizzate in più fasi. Esse sono state pensate in modo che l’ombra proiettata dall’edificio principale non arrivi a toccarle se non per pochissima parte della giornata. La stessa forma inclinata di un lato consente di captare una gran quantità di luce diretta. L’altra parete lunga è totalmente verticale, e tale conformazione consentirà la modularità di ampliamento in aderenza con una parete vetrata in meno. L’altezza di questi “monti di cristallo” permette di coltivarvi piante di dimensione medio-piccola. Le serre sono fruibili, come tutto il parco, sia dagli studiosi che dai visitatori.

L’ultimo edificio recuperato è l’ex mulino. La scelta di mantenerlo deriva più dal suo valore posizionale, di controllo dell’accesso di servizio che dal suo valore architettonico-testimoniale. All’interno trovano posto gli studioli dei ricercatori e una possibile stazione metereologica a contatto con la loggia coperta esistente.

Il programma funzionale si completa con un ristorante al piano primo e relativi spazi di cucina al piano terra su un nuovo edificio che deriva la sua forma e i suoi materiali dall’argine del torrente “Varone”in sostituzione di un altro pre-esistente, costituendo elemento di chiusura del bordo ad ovest in prosecuzione dall’ex mulino. Sul lato opposto una leggera voliera, attraversata da un percorso che connette il Parco dell’ Ora (ex Cattoi) e col Villino “Campi”, amplia l’offerta di “turismo ecologico”, ma non la completa. Infatti ci pensa un nuovo bio-lago, riproducente un’antica vocazione paludosa del luogo, (come visibile dalla cartolina storica) si compone di un spazio di osservazione di differenti specie, con sistema di funzionamento a vasche “percolanti”, ruscelletto e doppia vasca, con tipicità di essenze arboree ed erbacee a bassa profondità (l’area di rigenerazione fino a 60 cm) e una per pesci che stanno a profondità maggiori (fino a 160 cm). Il sistema idraulico viene alimentato dal prelievo sul torrente “Varone” che convoglia l’acqua in una vasca volano di accumulo-decantazione, posta all’ estremo nord del sedime, regimentata in modo da consentire il deflusso naturale dell’ acqua a servizio delle serre , canneto est, fontana ornamentale e bio-lago, convogliando le singole portate nella zona torrentizia di estuario. In questo modo la sostenibilità ambientale diventa il fulcro anche economico di un sistema capace di autoregolarsi.

Ultima grande costruzione è il parcheggio verde su due livelli capace di ospitare fino a 220 posti auto. incrementati rispetto al masterplan di area previsto, da destinare stagionalmente alla tariffazione zonale di APM (Alto Garda Mobilità) a servizio non solo delle nuove attività ma anche alla richiesta estiva di stalli per il litorale prevedendo anche sosta di motocicli e biciclette all’interno del piano primo. Una spina centrale al parcheggio dotata di percorso pedonale protetto, zona alberata, impianti di risalita e servizi si lega al parco. Il percorso pedonale parte dall’interno del parcheggio per proseguire, in asse, con l’ingresso del portico coperto di collegamento permettendo anche di ottenere una fruibilità continuativa del parco per le visite esterne, così come l’accesso  delle serre botaniche perimetrali anche nei giorni di pioggia.

 

I PRINCIPI PROGETTUALI

Nelle scelte di tipo compositivo-progettuale sono stati seguiti alcuni principi:

  • l’uso di un linguaggio “architettonico-paesaggistico”;
  • la leggerezza volumetrico-materica;
  • l’essenzialità e la pulizia del superfluo;
  • l’utilizzo compositivo degli elementi “naturali”;
  • il potenziamento dei percorsi e delle relazioni territoriali.

Nel progetto si è voluto dar forza ai segni, ai materiali, alle emergenze che il territorio già possiede ma che ancora non sono state disvelate o evidenziate. Per linguaggio “architettonico-paesaggistico” si intende un leit-motiv, un filo comune leggibile nelle scelte di riutilizzo o di nuova costruzione. I volumi di progetto quali le serre, la voliera, il ristorante, il parcheggio si contraddistinguono per avere delle pareti inclinate, così come sono inclinati i monti che sullo sfondo si incastrano nel terreno. A ciò si aggiunga l’uso costante di una  griglia geometrica basata sulla ripetizione del rettangolo. Questa griglia su cui si vanno di volta in volta ad inserire le strutture portanti dei nuovi manufatti nasce dall’osservazione degli alberi le cui foglie si distribuiscono in modo più o meno regolare creando una chioma con piccole o grandi variazioni, punti di vuoto o di pieno, spazi di filtraggio o oscuramento della luce naturale. Le foglie in un meccanismo progettuale di astrazione diventano tanti pixel che vanno a comporre la parete inclinata del parcheggio o la serra botanica piuttosto che la voliera o le pareti del ristorante. I pixel diventano un elemento di massima flessibilità potendo diventare, a piacimento, vetro, erba, pannello ligneo, in pietra, fotovoltaico, rete metallica o telo. Un unico elemento geometrico come una rete dà omogeneità al sistema architettonico-paesaggistico.

I materiali usati danno ripetutamente la sensazione di leggerezza. Su tutti spiccano le serre di vetro, la voliera di rete e tela e il portico d’ingresso già descritto. L’unica parte chiusa del portico ha pareti di solo vetro per dare la sensazione di rispetto verso l’esistente e di permeabilità visiva. Non si vogliono più creare barriere! Il portico ha una copertura riflettente cromata di soli 5 cm di spessore e i pilastrini che la compongono sono piccole lame satinate da 10 cm x 30 cm. Sia gli spessori che il tipo finitura assegnata ai materiali danno questa sensazione di esilità.

Nel riutilizzo degli edifici esistenti sono stati eliminati quegli elementi che nascondevano la vera essenza dei manufatti. L’ex colonia è stata pulita dai volumi tecnici e di servizio posti a nord  e dalle arcate di collegamento alla chiesetta. Anche nella distribuzione interna si è cercato di dare una lettura chiara degli ambienti, compatibilmente con le nuove funzioni da insediarvi.

I principi di essenzialità e leggerezza ben si amalgamano con l’utilizzo di nuove essenze vegetali, pannelli verdi di natura “costruita” e utilizzo del deflusso d’ acqua divenendo elemento strutturante nel compendio di Miralago diversificato in sottosistemi ambientali .

Tema di fondamentale importanza è stato quello delle cuciture tra le preesistenze. I percorsi distinti tra pedoni, ciclisti e veicolari hanno caratterizzato il disegno d’insieme secondo una gerarchia  di connessioni. Fondamentale risulta il viale d’accesso dal parcheggio all’atrio dell’ex colonia e da qui verso il lago il percorso si assottiglia per poi riallargarsi laddove  è la connessione ciclopedonale interna al parco: dalla spiaggia passando sotto la voliera fino ad attraversare un nuovo ponte ed arrivare al “parco dell’ Ora (ex Cattoi). Questo nuovo taglio traversale è anche un importante spina di collegamento sinergicamente interagente con la sua funzione espositiva del villino “Campi”, costituendo un sistema di connessione culturale-naturalistica di forte impatto .

 

STUDIO DI FATTIBILITA’

Data: 2014

Luogo: Riva del Garda (TN)

Tipologia dell’opera: Riqualificazione urbanistica

Architetto capogruppo: Massimiliano Chinello (Sant’Angelo di Piove di Sacco, PD)

Architetti: Luigi Marcato (Correzzola, PD),  Matteo Milani (Piove di Sacco, PD),  Bruno Grossi (Arco, TN)

Ingegnere: Luciano Rigatti (Riva del Garda, TN)